Intervista esclusiva all'ex capo marketing di Bethesda, Pete Hines, che racconta come l'azienda sia cambiata radicalmente nel corso degli anni e dell'acquisizione Microsoft.
Un approfondimento sulle trasformazioni interne a Bethesda, secondo la testimonianza di Pete Hines, che riflette con nostalgia sulla cultura aziendale unica e sui cambiamenti dopo la morte del CEO Robert Altman e la transizione sotto Microsoft.
Pete Hines, ex dirigente di Bethesda, ha sostenuto che la compagnia non è più la stessa di un tempo, sottolineando come la cultura aziendale fosse come una famiglia sotto la guida del fondatore Robert Altman. Hines ha trascorso oltre vent'anni nella compagnia, partecipando a momenti cruciali come il lancio di Morrowind, Skyrim, e il controverso Fallout 76. Durante un'intervista recente, ha descritto l'atmosfera lavorativa di Bethesda come un ambiente unico, in cui ogni membro del team era coinvolto e valorizzato. Tuttavia, è evidente che questa cultura ha subito un cambiamento radicale dopo l'acquisizione da parte di Microsoft. Hines ha evidenziato come le decisioni aziendali siano ora più influenzate da logiche di mercato e strategie corporate piuttosto che dalla passione per i giochi e per la creazione di esperienze memorabili. "Era più di un lavoro, era una missione condivisa da tutti noi", ha affermato, esprimendo un profondo senso di nostalgia per i tempi passati.
"La nostra priorità era creare giochi che incantassero e coinvolgessero i giocatori, non semplicemente massimizzare i profitti. Adesso, sembra che ci sia una pressione maggiore a seguire le tendenze di mercato", ha dichiarato Hines, riflettendo su come la transizione a una grande azienda quotata in borsa abbia modificato l'essenza stessa di Bethesda.
"La nostra priorità era creare giochi che incantassero e coinvolgessero i giocatori, non semplicemente massimizzare i profitti. Adesso, sembra che ci sia una pressione maggiore a seguire le tendenze di mercato", ha dichiarato Hines, riflettendo su come la transizione a una grande azienda quotata in borsa abbia modificato l'essenza stessa di Bethesda.
Hines ha vissuto tutte le fasi chiave di Bethesda, dal lancio di Morrowind a Fallout 76, e ha descritto come il cambiamento sia stato radicale dopo l'acquisizione da Microsoft. In particolare, ha sottolineato che l'integrazione di studi come Arkane e ID Software ha portato a una maggiore collaborazione, ma ha anche evidenziato come la visione originale di Bethesda si sia persa nel processo. "La cosa che mi preoccupa è che ora ci si aspetta che i team lavorino in modo sinergico, ma la cultura di collaborazione che avevamo è stata in parte sacrificata sull'altare della produttività e della redditività immediata", ha commentato Hines.
"Ogni studio ha la propria identità, e mentre si cerca di integrare diverse culture aziendali, è facile perdere di vista ciò che rende ognuno di essi speciale", ha aggiunto, mettendo in guardia contro i rischi di una standardizzazione eccessiva. Hines ha anche parlato della sua preoccupazione riguardo a come i servizi in abbonamento, come Game Pass, possano influenzare negativamente la creazione dei giochi, suggerendo che senza un giusto riconoscimento per gli sviluppatori, la qualità del prodotto finale potrebbe risentirne.
"Ogni studio ha la propria identità, e mentre si cerca di integrare diverse culture aziendali, è facile perdere di vista ciò che rende ognuno di essi speciale", ha aggiunto, mettendo in guardia contro i rischi di una standardizzazione eccessiva. Hines ha anche parlato della sua preoccupazione riguardo a come i servizi in abbonamento, come Game Pass, possano influenzare negativamente la creazione dei giochi, suggerendo che senza un giusto riconoscimento per gli sviluppatori, la qualità del prodotto finale potrebbe risentirne.
Il passaggio da una piccola realtà privata a una grande società quotata ha modificato l'ambiente di lavoro, togliendo quell'atmosfera magica e speciale che caratterizzava la vecchia Bethesda. "Quando guardo a come le cose stanno evolvendo, vedo una realtà in cui i giochi sono diventati un prodotto da vendere, piuttosto che un'esperienza da condividere", ha affermato Hines.
Il suo scetticismo verso i modelli di abbonamento è palpabile; ha dichiarato che senza un giusto compenso per gli sviluppatori, il valore di servizi come Game Pass è destinato a diminuire. "La vera sfida è trovare un equilibrio tra le esigenze del servizio e il riconoscimento del lavoro creativo degli sviluppatori. Se non si fa, il tuo servizio è semplicemente inutile", ha spiegato.
Hines ha quindi criticato non solo Microsoft ma l'intera industria per la mancanza di attenzione nei confronti della cultura aziendale, evidenziando la necessità di rivalutare come i giochi vengono prodotti e distribuiti, proponendo un ritorno a un approccio più umano e autentico nella creazione dei videogiochi.
Il suo scetticismo verso i modelli di abbonamento è palpabile; ha dichiarato che senza un giusto compenso per gli sviluppatori, il valore di servizi come Game Pass è destinato a diminuire. "La vera sfida è trovare un equilibrio tra le esigenze del servizio e il riconoscimento del lavoro creativo degli sviluppatori. Se non si fa, il tuo servizio è semplicemente inutile", ha spiegato.
Hines ha quindi criticato non solo Microsoft ma l'intera industria per la mancanza di attenzione nei confronti della cultura aziendale, evidenziando la necessità di rivalutare come i giochi vengono prodotti e distribuiti, proponendo un ritorno a un approccio più umano e autentico nella creazione dei videogiochi.
L'articolo esplora inoltre le critiche di Hines ai servizi come Game Pass e PS Plus e il suo rimpianto per alcune scelte aziendali, come il nome del gioco Prey. Hines ha commentato come questi servizi, nonostante possano sembrare vantaggiosi, presentino delle insidie che potrebbero danneggiare la qualità e l'equilibrio dell'industria. Ha parlato di come le pressioni commerciali abbiano portato a decisioni che, secondo lui, non sono sempre nel migliore interesse della comunità di sviluppatori e dei videogiocatori.
"È triste vedere che il focus sia spostato verso il profitto immediato piuttosto che sulla creazione di esperienze memorabili. La nostra missione era quella di creare giochi che potessero rimanere nel cuore dei giocatori, non solo oggi, ma anche negli anni a venire", ha affermato con una certa malinconia. Hines ha anche fatto riferimento a esperienze personali in cui scelte di marketing e branding hanno influenzato negativamente il successo di titoli promettenti, e ha auspicato un futuro dove la creatività e l'innovazione possano tornare a essere al centro della scena.
"È triste vedere che il focus sia spostato verso il profitto immediato piuttosto che sulla creazione di esperienze memorabili. La nostra missione era quella di creare giochi che potessero rimanere nel cuore dei giocatori, non solo oggi, ma anche negli anni a venire", ha affermato con una certa malinconia. Hines ha anche fatto riferimento a esperienze personali in cui scelte di marketing e branding hanno influenzato negativamente il successo di titoli promettenti, e ha auspicato un futuro dove la creatività e l'innovazione possano tornare a essere al centro della scena.
Questo pezzo è rilevante per chi segue l'evoluzione dell'industria videoludica e la storia di studi leggendari come Bethesda. La testimonianza di Hines è un'importante riflessione sui cambiamenti che stanno avvenendo nel panorama dei videogiochi e come le decisioni aziendali possano influenzare non solo il destino di un'azienda, ma anche quello di intere comunità di sviluppatori e giocatori.
"L'interesse per i giochi non è mai stato solo una questione di numeri o di vendite, ma un vero e proprio legame emotivo con i giocatori", ha concluso Hines.
Questo articolo non solo racconta la storia di Bethesda e del suo ex dirigente, ma solleva anche interrogativi importanti su come l'industria del gaming possa evolvere in modo sostenibile e rispettoso. L'intervista offre una prospettiva critica sui cambiamenti culturali e sulle strategie di business che plasmano lo sviluppo dei giochi.
"L'interesse per i giochi non è mai stato solo una questione di numeri o di vendite, ma un vero e proprio legame emotivo con i giocatori", ha concluso Hines.
Questo articolo non solo racconta la storia di Bethesda e del suo ex dirigente, ma solleva anche interrogativi importanti su come l'industria del gaming possa evolvere in modo sostenibile e rispettoso. L'intervista offre una prospettiva critica sui cambiamenti culturali e sulle strategie di business che plasmano lo sviluppo dei giochi.
